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23° Festival Toscano di Musica Antica /Ensemble Aurora "Baldassarre Galuppi, la musica sacra del Buranello"

Concerti 
Basilica di San Piero a Grado, via Vecchia di Marina 5, San Piero a Grado (Pisa)
2 Set 2018 - 21:30

SOUND OF STONES
23° Festival Toscano di Musica Antica
Concerti, visite guidate, degustazione enogastronomiche


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Pisa, Basilica di San Piero a Grado
domenica 2 settembre 2018, ore 21.30

Ensemble Aurora
Baldassarre Galuppi, la musica sacra del Buranello

Baldassare Galuppi (Burano, 18 ottobre 1706 - Venezia, 3 gennaio 1785)
Concerto a 4 in sol maggiore 
A rupe alpestri, mottetto per alto, archi e basso continuo
Concerto a 4 in re maggiore 
Confitebor tibi Domine, mottetto per soprano, alto, basso archi e basso continuo

Ensemble Aurora
direzione dal cembalo Aaron Carpenè
soprano Jennifer Schittino
alto Riccardo Angelo Strano
basso Furio Zanasi

violino I Enrico Gatti
violino II Rosella Croce
viola Ayako Matsunaga
violoncello Judith Maria Blomsterberg
flauti Francesca Torri, Carlo Ipata


ftma18 02 auroraBaldassarre Galuppi, detto il Buranello, è considerato il più importante compositore veneziano della metà del settecento, un uomo che ha viaggiato in lungo e largo per l’Europa, da Londra a San Pietroburgo, che ha occupato le posizioni più prestigiose nella sua città natale, che ha scritto 112 opere: il corpo delle sue composizioni è ampio e estremamente vario. Era un uomo di musica che ha scritto in tutti gli stili dell’epoca, da quello tardo barocco al rococò, gettando un ponte verso lo stile classico. Il testo del mottetto sacro A rupe alpestri dispiega tutta la magniloquenza di un affresco di Tiepolo: il soggetto, tratto dei salmi con tematiche inerenti alle persecuzioni contro i cristiani, presenta una serie di stati d’animo altamente drammatizzati ed esaltati in ogni nuance dalla maestria di Galuppi, la “palette” di colori e le infinite combinazioni cromatiche sono impeccabili. La scena inizia con una disperata fuga del soggetto narrante da belve feroci e ululanti, una metafora dell’anima cristiana in balia delle ostilità: l’immagine ci rimanda a episodi mitologici classici come la violenta morte di Atteone per mano della vendicativa Diana, o le descrizioni delle persecuzioni dei primi cristiani, quella damnatio ad bestias, il martirio a cui è stato tra gli altri condannato nel primo secolo Ignazio d’Antiochia. Nella sua lettera ai Romani, Ignazio si esalta di fronte alla visione di essere sbranato dalle belve del circo, definendo sé stesso “puro pane di Cristo”. L’io narrante del mottetto di Galuppi è così convincente da renderci partecipi del suo stato di terrore di fronte all’imminente catastrofe. Il mottetto inizia con una grande aria con da capo che esprime il terrore e l’angoscia della vittima ma, nel cuore del recitativo che segue, l’anima rivolge con toni supplichevoli, riscontrabili nell’accompagnamento degli archi, la richiesta di perdono e di salvezza a Dio. Si passa successivamente a un’aria che esprime con teneri accenti la fiducia nella salvazione divina, creando un profondo contrasto con l’inizio del mottetto: la delicata filigrana di “lacrimas stillate” procede verso una sempre più liberatoria espressione vocale nell’Alleluia finale. Nulla si sa della destinazione e dell’esecuzione in pubblico di questo mottetto, ma la scrittura vocale virtuosistica potrebbe legare questa creazione alle numerose composizioni dedicate alle putte dell’Ospedale dei Mendicanti e degli Incurabili presso cui Galuppi stesso copriva il ruolo di maestro di coro. Ricordiamo che una delle più famose putte dell’Ospedale dei Mendicanti era Andrianna Ferrarese per la quale Mozart scrisse il ruolo di Fiordiligi nel Così fan tutte e la cui aria di bravura Come scoglio dà l’idea del magistero tecnico e vocale cui pervenivano le giovani ospiti di questi istituti religiosi. Il salmo vespertino 110 Confitebor tibi, Domine per soprano, alto, basso, 2 flauti, archi e basso continuo composto nel 1733 è un elaborato mottetto in dodici movimenti. Per parlare di questo Salmo dobbiamo rifarci ancora alla biografia del compositore: Galuppi nacque a Burano nel 1706, suo padre era un barbiere e violinista nei teatri d’opera della laguna. Benedetto Marcello e Antonio Lotti per primi intuirono le qualità creative e la musicalità del “Buranello”. Galuppi possedeva un naturale dono per la melodia e la sua innata joie de vivre combinata con la chiarezza, la bellezza e la buona modulazione delle sue musiche si pose come unico e mirabile contraltare alla scienza del contrappunto così tipica della produzione musicale veneziana rinascimentale e barocca. Nel periodo di transizione tra l’ultimo barocco e l’inizio della scuola classica, Galuppi accede a molte forme e stili che riflettono la sua poliedrica attività artistica e professionale, e occupa vari ruoli nella vita musicale veneziana, compreso quello prestigioso di maestro di cappella della Basilica di San Marco. Charles Burney descrive con ammirazione la perfezione della sua musica sacra mentre il contributo della musica di Galuppi al dramma giocoso, specialmente nei titoli operistici firmati in collaborazione con Carlo Goldoni, ci pone di fronte a una grande innovazione formale quale la creazione di pezzi d’ensemble nei finale d’atto, una innovazione che profondamente influenzò le produzioni operistiche successive di Mozart e di Rossini. Fatta questa dovuta premessa, nel Confitebor, siamo di fronte a un evidente contrasto di stili: già nel primo movimento il brillante accompagnamento strumentale in stile da opera buffa si pone in netto contrasto con la scrittura contrappuntistica imitativa delle linee vocali. La fantasia e il “capriccio”, quali possiamo vedere nella contemporanea arte del Tiepolo, rivelano l’assoluta maestria del Galuppi di creare come in pittura contrasti di luce e ombre, sontuose immagine metaforiche e rapidi schizzi appena abbozzati. Ciò si evince specialmente nelle prime otto battute del primo movimento Confitebor tibi, Domine che passano da un gioioso e solare sol maggiore verso progressioni in tonalità minori dai colori cupi e vagamente inquietanti, per poi ritornare a una sfrontata e abbacinante luminosità “veneziana”. I dodici movimenti sono una successione di terzetti, duetti e arie, e l’intero brano di Galuppi può considerarsi un omaggio al Confitebor Terzo a 5 dalla Selva morale e spirituale (1641) di Claudio Monteverdi, brano anch’esso che procede per contrasti. I parallelismi fra le due composizioni sono riscontrabili nel duetto per soprano e alto Magna opera, e ancora nell’utilizzo del ritmo ternario nel terzetto Memoria fecit. Per entrambi i musicisti nel Sanctum et terribile ritroviamo la solenne esposizione delle prime due sillabe San-ctum seguita da una successione rapida sulla parola terribile, e nel penultimo verso Gloria fili la scrittura per entrambi i compositori è destinata alla solo voce di soprano attraverso una impronta vocale virtuosistica e, nel caso di Galuppi, l’accompagnamento di due flauti traversi riflette uno squisito stile galante. Ognuno dei movimenti di Galuppi è un campionario di varietà di stili, dalla trionfante aria di bravura per basso Redemptionem dalle reminiscenze vivaldiane al sommesso lirismo del Confessio per basso solo costruito su una figura di basso ostinato discendente, alla inebriante Memoria fecit per alto solo che, insieme al Ut det illis per soprano solo, propone un linguaggio da dramma giocoso dai delicati virtuosismi e cesellato da una coloratura degna dei migliori cantanti dell’epoca. La serata prevede anche l’esecuzione del Concerto in Sol maggiore e del Concerto in Re maggiore per archi i cui manoscritti sono stati reperiti presso la Biblioteca Estense di Modena e che rivelano ancora una volta il genio tutto da scoprire del Buranello.
Nota di Aaron Carpenè



 
 

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