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LICEO CLASSICO "G. GALILEI": VARIAZIONI SU DON GIOVANNI

Iniziative-diverse 
Pisa, Teatro Verdi, via Palestro 40
27 Mag 2017 - 21:00

Pisa, Teatro Verdi
sabato 27 maggio 2017 ore 21

Liceo Classico “G. Galilei”
Laboratorio teatrale "Il carro di Tespi" presenta

VARIAZIONI SU DON GIOVANNI
da Moliére, O. von Horvath, A. Puškin, E.Rostand, E. De Luca

coordinatore del progetto Agostino Cerrai


Biglietti: intero euro 12, ridotto studenti euro 7
in prevendita al Botteghino del Teatro Verdi da giovedì 25 maggio
(sportello, telefonica, circuito vivaticket)

ft classico dg17 loc“Chi assegna precedenza al proprio godimento a scapito della vita degli altri è don Giovanni.” ( E. De Luca)
Don Giovanni , monumento eretto alla sovrana Indifferenza e allo Sberleffo tracotante, inno di gioia innalzato all'algido Narcisismo e alla compiaciuta Dissacrazione della Terra e del Cielo. Don Giovanni ossia l'arte di “calzare il profilattico sul cuore” (E.De Luca), senza più alcuna decenza e decoro, incarnazione di una compiuta e consapevole amoralità, senza scrupoli o sussulti di coscienza che lo possano, anche solo per un battito di ciglia, turbare o disorientare.
“Come lui ce n'è un tal mucchio!” intuisce lo Sganarello di Puškin; e così li abbiamo moltiplicati questi don Giovanni, nel numero e anche nel genere: svincolato da connotazioni e valenze di carattere sessuale, il Nostro diventa così il simbolo e il paradigma di quel disinvolto Cinismo che corrode e annienta ogni forma di umana relazione. Anche gli Sganarelli sono necessariamente una piccola moltitudine, questi servi-complici, patetici campioni di pavida ignavia e sghembe icone della rassegnazione e del qualunquismo.
Intorno a loro si muove, in un vecchio e polveroso teatrino, un groviglio di esseri-marionette, maschere biancastre nel loro pallore di morte, squallido mosaico di meschinità e di miserie umane, coacervo di vittime conniventi e consenzienti, figurine ammiccanti verso quei seducenti poteri che, in ogni epoca e società, mettono in scena se stessi con spudorato sussiego e divertita crudeltà.
E alla fine, proprio in questo “teatrino con lo sfondo azzurrino” (E.Rostand), un vero inferno, don Giovanni, ormai vittima lui stesso di una decadente ed aristocratica solitudine, drammaticamente sprofonderà, condannato dal Grande Burattinaio a replicare come una marionetta, in ogni tempo e in ogni luogo, la sua triste e patetica farsa. Con qualche rimpianto. Forse.


 
 

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