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LA FIABA DELLA PRINCIPESSA TURANDOT

Teatri di confine 
Pisa, Teatro Verdi - via Palestro n. 40
31 Marzo 2019 - 17:00

Pisa, Teatro Verdi

domenica 31 marzo 2019 ore 17

LA FIABA DELLA PRINCIPESSA TURANDOT

con Carlo Salvador e Tommaso Taddei
progetto drammaturgico e regia Renzo Boldrini
drammaturgia musicale Claudio Proietti
musica dal vivo Claudio Proietti pianoforte
scenografia, immagini e oggetti Lucio Diana
elaborazione musicale elettroacustica  Giovanna Bartolomei

Produzione Giallo Mare Minimal Teatro
in collaborazione con il Centro Studi Musicali Ferruccio Busoni 

durata: 1h

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La scorsa stagione, per il ciclo di incontri sui libri, presentammo proprio il libro La fiaba della principessa Turandot di Renzo Boldrini e Claudio Proietti. Ora ecco anche lo spettacolo, adatto a un pubblico dai 6 anni in su. Traendo ispirazione dalle molteplici versioni del personaggio Turandot, gli autori hanno liberamente creato una nuova storia che vuole evidenziare l’aspetto fiabesco della vicenda. Hanno così trasformato  il personaggio di Adelma, che nel testo di Busoni è un ex principessa divenuta ancella di Turandot, e l’hanno fatta diventare la nuova sposa del Re di Pechino e quindi la matrigna di Turandot. Come nella fiaba di Biancaneve, Adelma è in realtà una strega che però non gareggia con la sua figliastra per la bellezza, ma la utilizza come esca irresistibile per Re e Principi, per eliminarli e allargare trionfalmente il suo regno. Turandot viene così trasfigurata in una versione orientale della Bella Addormentata in perenne attesa di un principe nobile e coraggioso che la svegli dall’incantesimo del quale è vittima sciogliendo il suo cuore trasformato dalla magia in ghiaccio. L’amore, quindi, come potente arma che ridà vera vita a Turandot e al suo regno, Pechino, perché torni a essere una città accogliente, un incrocio di persone, colori, storie e musiche.
La fratellanza fra un re ormai esule, Calaf,  e Arlecino, un personaggio in maschera, vero e proprio cittadino del mondo, serve in questa nuova edizione della storia a rafforzare maggiormente uno dei temi centrali che emerge in tutte le versioni storiche di Turandot: l’incontro/scontro fra generi, identità, punti di vista, lingue e culture, fra quotidiano ed esotico, consueto e straniero. Tema antico ma quanto mai attuale anche fra i ragazzi che vivono un momento storico segnato da un mondo sempre più globalizzato e caratterizzato da una sempre più profonda trasformazione interculturale. La partitura musicale unisce citazioni orchestrali registrate e musica dal vivo eseguita al pianoforte da Claudio Proietti, un’elaborazione musicale elettroacustica curata da Giovanna Bartolomei.

«[…] La sala si spegne, mentre il giovane pubblico, con le maestre e gli altri adulti in sala, fa un religioso silenzio. Si accende il palco, e dallo scheletro della scatola magica, che si trova al centro della scena, si compie la genesi da cui nasce il mondo. Due guide (gli eccellenti Carlo Salvador e Tommaso Taddei) conducono il pubblico dentro al creato.[…] Quando le luci si riaccendono dopo un’ora, arte e poesia sono le parole che nascono spontanee. […] È infatti uno dei tanti momenti sorprendenti dello spettacolo, quello degli intensi cinque minuti in cui Calaf viaggia. L’attenzione del pubblico rimane invariata, anzi parrebbe più densa mentre si alternano musiche registrate che richiamano differenti paesi e paesaggi. Il principe senza più regno ha degli incontri, tutto all’interno della scatola magica: da botole dal sapore scenico elisabettiano, che si aprono dal pavimento, fuoriescono mani e braccia, con cui Calaf dialoga e si scontra, fino a perdersi in una di esse, per poi fuoriuscirne. Pronto all’incontro con il suo fido servitore: Arleccino, con “madre di Grosseto e babbo di Pechino”.[…] Oltre alle musiche registrate, lo spettacolo si avvale anche e soprattutto di quelle che Claudio Proietti suona dal vivo: i suoi “segni sonori live” arrivano da un palco alle spalle del pubblico, attraverso un piano il cui suono si propaga per tutto il teatro. Ha fatto un’opera scrupolosa ed incisiva Proietti, facendo sposare le più famose arie di Puccini alle sonorità dense di Busoni, rimanendo così nella traccia della tradizione per realizzare però qualcosa di ulteriore, nuovo. Perché il fascino di quest’opera è proprio questo: sposare tradizione e innovazione, quest’ultima rappresentata nella cifra stilistica che è ormai divenuta segno distintivo della produzione di Giallo Mare, ossia l’utilizzo di proiezioni grafiche, immagini realizzate al computer che suppliscono in tutto e per tutto alle scenografie e alla maggior parte degli oggetti di scena. Avvalendosi da anni dell’arte di Lucio Diana per scene, luci, immagini e costumi, ogni spettacolo si pennella di colori e forme vivide, dall’effetto tridimensionale. Qui l’esito artistico e visivo è magistrale: dal magma della creazione ai drappi che si trasformano nelle vesti di Turandot, fino alle finestrelle sul mondo che si aprono, il tutto nasce, si (con)fonde e danza sul telo bianco, sopra cui vengono proiettate le immagini.  Solo due sono gli attori in scena che animano tutti i personaggi, compresa la temibille Adelma. E Turandot? In tutta la sua pittorica, principesca bellezza, voce registrata di Diletta Landi, anche lei compare, colmando lo spazio vuoto di quel telo bianco, mai così pieno e animato. Fino a meravigliare nell’incontro d’amore finale con il principe Calaf, finalmente trovata una patria in cui non essere più esule, straniero […].» Giacomo D’Alelio Krapp’s Last Post 

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