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VA PENSIERO

Prosa 
Pisa, Teatro Verdi - via Palestro 40
2 Feb 2019 - 21:00
3 Feb 2019 - 17:00

Pisa, Teatro Verdi

sabato 2 febbraio 2019 ore 21, turno A Cartellone e Cinque 
domenica 3 febbraio 2019 ore 17, turno B Cartellone e Cinque

VA PENSIERO

di Marco Martinelli
ideazione e regia Marco Martinelli e Ermanna Montanari
in scena Ermanna Montanari, Alessandro Argnani, Salvatore Caruso, Tonia Garante, Roberto Magnani, Mirella Mastronardi, Ernesto Orrico, Gianni Parmiani, Laura Redaelli, Alessandro Renda
con la partecipazione del Coro Laboratorio Lirico San Nicola diretto dal M° Stefano Barandoni, nell’esecuzione di alcuni brani dalle opere di Giuseppe Verdi 
incursioni sceniche Fagio, Luca Pagliano
scene Edoardo Sanchi
costumi Giada Masi
disegno luci Fabio Sajiz
musiche originali Marco Olivieri
suono Marco Olivieri, Fagio
consulenza musicale Gerardo Guccini
editing video Alessandro Renda

produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione e Teatro delle Albe / Ravenna Teatro

durata: 2h 30' con intervallo

 

05 18 19 vapensieroUna creazione corale che racconta il “pantano” delI’Italia di oggi in relazione alla “speranza” risorgimentale inscritta nella musica di Giuseppe Verdi. Il testo si ispira ad un fatto di cronaca: il vigile urbano di una piccola città dell’Emilia Romagna si fa licenziare pur di mantenere la propria integrità di fronte agli intrecci di mafia, politica e imprenditoria collusa, capaci di avvelenare il tessuto sociale della regione che ha visto nascere il socialismo e le cooperative. Un nuovo affondo drammaturgico di Martinelli sulla patria amata, perché si ritrovi il senso di parole come “democrazia” e “giustizia”. Lo spettacolo vede in scena l’ensemble del Teatro delle Albe insieme ad altri attori “ospiti”; ad eseguire i brani dalle opere verdiane sono cori della città di volta involta ospitante: qui da noi il Coro del Laboratorio Lirico San Nicola.

«[…] Insomma, un affresco vasto e ambizioso di ciò che siamo, costruito con un’asciuttezza rigorosamente brechtiana, didascalie luminose che annunciano il tema delle varie scene, piccoli cori dei personaggi che riassumono e commentano ciò che accade. Non manca un’agghiacciante galleria dei boss che dal ’56 in poi sono stati inviati al soggiorno obbligato in varie località della regione, avvelenandone il clima, da Tano Badalamenti a Francesco Schiavone detto Sandokan. Il tono è ispirato a una sorta di gelida oggettività, al distacco con cui si guarda a una oscena fauna umana evocata in tutti i suoi vizi ma in fondo senza forzature moralistiche, quasi che la caduta di ogni tensione etica fosse ormai tanto palese da rendere persino superfluo il bisogno di giudicarla. L’andamento didascalico è interrotto di tanto in tanto dagli interventi di un vero coro […]  e da spezzoni onirici, soprattutto apparizioni notturne mascherate che si presentano alla coscienza della “zarina”, potente sindaco della cittadina, complice dei profittatori, ma in un suo modo stranamente sfuggente e contraddittorio. Figlia di un precedente sindaco stalinista, schiacciata, a quanto si capisce, dall’autorità paterna, lei non incarna il tramonto di una fede ideologica nella quale non ha mai creduto, ma una desolante assenza di valori. Come si evince dall’incalzante monologo pronunciato dalla solita, grandissima Ermanna Montanari, che la interpreta, non agisce neppure per interesse economico, ma per una totale sfiducia nelle leggi, per una mancanza di principi che sembra voler estendere al pubblico tentando di trasformarla nella cifra interiore della nostra comune esistenza attuale. Contrapposti a questo cinismo eretto a sistema ci sono un paio di bellissimi cori nei quali echeggia la nostalgia per un’altra Romagna arcaica e contadina, quella Romagna in parte vera e in parte sognata che è lo sfondo abituale del teatro di Martinelli e della Montanari, una terra del cuore perduta e costantemente ricercata […] Alla fine, quando l’intera schiera dei coristi e degli attori  […]  si schiera in proscenio e comincia a cantare "Va pensiero", quelle tre ore così piene di accadimenti, di sentimenti, di sgradevoli richiami a quello che per tanti aspetti è il nostro presente si sciolgono in un contatto di partecipazione liberatoria, ci confermano l’impressione di aver compiuto una discesa agli inferi faticosa, esorbitante ma necessaria e in qualche modo addirittura inevitabile.» Renato Palazzi, IL SOLE 24 ORE 

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